Il Castello di Lettere/Sant'Antonio Abate, l'antica cattedrale e il villaggio fortificato
Amalfi con il suo territorio afferisce, sino alla prima metà del IX secolo, al ducato bizantino di Napoli, dal quale si separa nell’839, costituendosi in repubblica indipendente prima e in ducato autonomo poi.
Sul cadere del primo millennio Amalfi consolida il suo predominio di repubblica marinara, acquista rilevante importanza e attesta la sua supremazia con floride e prosperose attività commerciali in tutto il Mar Mediterraneo.
Di conseguenza per motivi di difesa Amalfi presidia i suoi confini settentrionali con imponenti fortificazioni, militarmente inespugnabili, costruendo i castelli di Lettere, Gragnano e Pino.
Sul poggio di San Nicola del Vaglio di Lettere in una fase primeva nel secolo IX con funzione strategica viene eretta una prima roccaforte, connotata da una possente cinta muraria e da torri quadrate in essa innestate, entro cui si sviluppa nel tempo un vero e proprio villaggio fortificato.
In questo periodo Lettere con il nostro territorio è parte integrante di Amalfi e nel 987 viene creata diocesi suffraganea della sede metropolitana di Amalfi. Sulla cattedra vescovile si insedia il primo ordinario diocesano a nome Stefano, sotto il pontificato di Papa Giovanni XV, consacrato nel 987 dall’arcivescovo metropolita di Amalfi, Comite Orso. Il neo Pastore, per provvedere ai bisogni spirituali della popolazione, fissa la sua sede entro la cinta muraria del castrum Licterensis, dove viene eretta la prima cattedrale a tre navate in stile romanico- amalfitano, dedicata a Santa Maria Trinitatorum.
Al XII secolo si attesta la costruzione del campanile a pianta quadrata, composto da quattro piani, con splendide decorazioni a tarsie nelle finestre e nelle cornici marcapiano. Detta cattedrale antica viene ingrandita tra la fine del secolo XV e i primi decenni del successivo, auspice l’ordinario diocesano Antonio De Miroballis, sulla cattedra vescovile dal 14 gennaio 1478 al 1503 data del decesso, e suo nipote Giovanni II Mi roballo feudatario di Lettere dal 1494 al 1503. Caduta in rovina l’antica cattedrale, viene edificata, su richiesta dell’ordinario diocesano mons. Filippo Fasio Capponi, la nuova in località piazza Lauri con il trasferimento del titolo, giusto il Breve pontificio del papa Pio V del 28 luglio 1570.
La nuova cattedrale viene eretta tra il 1570 e il secolo XVII con l’apporto dei vescovi mons. Aurelio Griano, mons. Giovanni Bernardino Grandopoli e mons. Giovanni Leonardo Bottiglieri ed è consacrata il 1°maggio 1696 da mons. Antonio Molinari, che la dedica alla Vergine Assunta in Cielo. Agli abbrivi delle infeudazioni di Lettere risale la costruzione della rocca, vulgariter definita Castello, eretta all’interno della primeva fortificazione, da ascriversi verosimilmente al secolo XI, opera concretata da un primo feudatario ad uso di complesso difensivo e residenziale. Nei secoli successivi la rocca registra rimaneggiamenti e accomodamenti operati dalle dominazioni normanna, sveva, angioina e infine aragonese. Dal secolo XVII il complesso antica cattedrale e rocca, inoperante e disabitato, viene abbandonato e cade in stato rovinoso che persiste fino al secolo XX. Il tempo edace e l’incuria degli uomini deturpano l’antico splendore degli edifici monumentali, di cui fino al secolo XIX era ancora possibile ammirare la compattezza delle strutture originarie.
Sul cadere del secolo XX vengono operati, in assenza di supervisione degli organi competenti, approssimativi e maldestri restauri alla cattedrale e alla parete est della rocca con apertura in essa di un atipico ingresso. L’intero complesso risorge a seguito di indagini operate positivamente dalla Soprintendenza Archeologica in tutta l’area del sito agli albori del secondo millennio. Vengono effettuati quindi sotto l’egida della Soprintendenza tra l’agosto 2007 e l’aprile 2008 scavi mirati con emergenza di un villaggio fortificato all’interno della cortina muraria e di due possenti torri quadrate in essa innestate, facenti parte del fortilizio voluto dal prefetto e patrizio amalfitano Mastalo I a difesa del confine settentrionale.
Nel contempo altri due cantieri operano al restauro della rocca e alla
sistemazione interna con la direzione della Soprintendenza per i Beni Architettonici, mentre un autonomo cantiere del comune di Lettere provvede alla sistemazione dell’area a ridosso del civico cimitero. Un ulteriore cantiere, parimenti con la direzione della Soprintendenza Archeologica, provvede alla sistemazione dell’area esterna con realizzo di passaggi flottanti che si snodano in tutta l’area esterna, consentendo la fruizione totale dell’intero complesso.
Tutti i citati interventi consolidano adeguatamente le strutture e restituiscono alla fruizione degli studiosi e dei visitatori straordinarie testimonianze storiche e di archeologia medioevale con il recupero di un sito stratificato in differenti epoche storiche da riscoprire e da valorizzare.
Il Castello, dislocato a circa mt. 342 s.l.m., si presenta a pianta trapezoidale con quattro torri ai lati, di cui la più possente, alta circa trenta metri, ha funzione di mastio, con porta d’accesso a settentrione attraverso un ponte levatoio innestato nella parete rocciosa a picco sulla valle abatese. La torre a meridione è detta del grano, perché custodiva il prezioso cereale e altre derrate utili all’alimentazione del feudatario, dei suoi familiari e degli addetti al corpo di guardia.
La torre di nord/ovest presenta al primo piano un lavatoio in muratura e alcune vasche; al piano terra invece sono visibili ambienti cisterne e corridoi di collegamento tra le torri. All’interno del Castello è innestato nella parete est il catino absidale della Cappella del feudatario e inoltre si allineano lacerti di muri dei numerosi ambienti di residenza con cisterne sottostanti; all’esterno nell’area del Baglio presso il Mastio una struttura rettangolare ad un solo piano con divisori si sviluppa in direzione est/ovest e ospita le scuderie, adibite a stalla per cavalli, a deposito di carrozze, di attrezzi e del foraggio.
Dulcis in fundo, in merito alla paternità del Castello, della cattedrale antica e spazio esterno, con l’emergenza del villaggio fortificato e della torre quadrata, si ribadisce che nella divisione patrimoniale intervenuta tra i due Comuni dopo anni di accese diatribe si è concluso di assegnare i beni cennati in relazione del 60% al comune di Sant’Antonio Abate e del 40% a quello di Lettere, giusto decreto prefettizio dell’11 giugno 1956, prot. n.77493