Casarielli o Casoni della Marina
La Marina o Margina, territorio costituito da circa 500 moggia di terreno, sito nella palude, nel secolo decimo sesto appartiene all’Università di Lettere.
È una zona impaludata e acquitrinosa per gran parte dell’anno per la presenza di numerose polle e in assenza di canali di scolo per la regimentazione delle acque meteoriche e sorgive.
Nel 1569 la città di Lettere per mano di notaio Giovanni Antonio Coppola censisce la Marina o Margina ad Eliano Spinola, genovese, perché la riducesse a coltura.
Deceduto Eliano Spinola, il territorio nel 1590 dall’Università di Lettere viene concesso a Benvenuto Tortella e quindi a Vincenzo della Monica e da ultimo nel 1595 a Gentile Radice e Giovanni Battista Avenatri, che con molta spesa riducono a coltura l’intera area.
Vengono scavati nuovi fossi per portare fuori l’acqua ed è costruito un poderoso fabbricato, che, per la morte di Vincenzo Avenatri, fratello di Giovanni Battista, direttore dei lavori delle fabbriche, rimane imperfetto e col tempo si è consumato e distrutto.
Le citate fabbriche, appellate Casarielli o Casoni della Marina dai contadini letteresi e abatesi, realizzate nei detti tentativi di bonifica della zona, con intento di creare un complesso da adibire a mulino per la macinazione del grano, vengono in prosieguo di tempo utilizzate per la conservazione di derrate e prodotti agricoli.
Caduto poi in disuso, isolato nella zona, il manufatto diviene nella fantasia popolare oggetto di suggestivi racconti per la presenza inverosimile in esso di un enorme drago a tre teste. Ma seguiamo le vicende dei Casoni Marna, parte dell’asse patrimoniale da ripartire fra il Comune di Lettere e il novello Comune di Sant’Antonio Abate, attraverso la descrizione del 5 maggio 1954 dell’ing. Melchiorre Landolfi, incaricato della perizia di stima del fondo rustico e relativo caseggiato.
Quest’altro cespite trovasi invece nella zona territoriale del Comune di Sant’Antonio Abate e precisamente al termine della strada comunale Casoni Marna. Immediatamente dopo il ponte sul fiumicello Marna, si presenta una spianata ove si rilevano i ruderi di una costruzione vetusta, costituita da un androne centrale coperto da volta a botte con direttrice in senso normale a quello della copertura del corpo centrale. La struttura tutta è in pietrame calcareo allo stato rustico, con un’area di circa mq.35,00x10,50, circondata da una zona di terreno incoltivata, formante parte dello stesso fondo. Confina ad ovest con proprietà eredi Pasquale Longobardi, a nord con proprietà Vincenzo D’Auria fu Antonio ed a sud con il fiume Marna.
La relazione presenta una visione d’insieme del complesso ancora unitaria e integra in netta contrapposizione con quella attuale che attesta uno stato struggente con pochi ruderi, sufficienti però a testimoniare l’intensa attività agricola e produttiva di un’epoca ormai trascorsa.
Ad oggi il cespite Casoni della Marina è pervenuto nella piena proprietà del Comune di Sant’Antonio Abate a seguito della permuta e cessione al Comune di Lettere del Fondo Sant’Arcangelo.